A partire dal 1910 Picasso e Braque prendono progressivamente coscienza del rischio insito nell’eccessiva analiticità nella scomposizione della superficie pittorica, che rendendo di difficile comprensione le opere, tende verso l’astrattismo. Per scongiurare il pericolo che la loro pittura abbandonasse la realtà concreta per una puramente mentale, iniziano dapprima ad inserire sulla tela, dipingendoli o incollandoli, numeri o lettere per riportare lo sguardo dello spettatore alla concretezza dell’oggetto (utilizzando una tecnica mista tipo stencil). In un momento successivo arrivano poi ad inserire frammenti prelevati dal mondo reale combinati alle parti dipinte, attraverso la tecnica del collage (ritagli di giornale, pezzi di vetro o di altri materiali).

E’ in questo periodo che si aggiunge al gruppo il giovane pittore spagnolo Juan Gris. Tra il 1911 e il 1912 la sua adesione al Cubismo è totale. Grazie a lui si assiste ad un ritorno del colore, anche se su scala quasi esclusivamente monocromatica, e all’inversione del processo secondo cui la realtà non viene più analizzata tramite la scomposizione della stessa negli elementi geometrici elementari, secondo l’insegnamento di Cèzanne, ma il contrario, cioè partendo dal disegno di questi ultimi sulla tela si giunge per sintesi all’oggetto reale. L’astratto diventa così reale e concreto. Gli oggetti dipinti non sono più quindi copia del reale ma diventano essi stessi reali nel momento in cui vengono concretizzati sulla tela. “Di un cilindro faccio una bottiglia” affermava Gris, ribaltando l’insegnamento di Cézanne. 

Il Cubismo sintetico vede tradizionalmente la luce nel 1912, anno in cui Picasso dipinge Natura morta con sedia impagliata.

Fonti:
L. Parmesani, L’arte del XX secolo e oltre. Movimenti, teorie, scuole e tendenze. Skira Editore, Milano, 2012, pp. 21-22.
https://it.wikipedia.org/wiki/Cubismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Cubismo_sintetico

Muovendo dalle problematiche legate allo studio dell’opera di Cézanne e dall’antitesi sul piano spaziale con la scultura africana, Picasso, passando per la pietra miliare delle Demoiselles d’Avignon, approda al nuovo linguaggio pittorico cubista intorno al 1908. Condivide la ricerca con l’amico Georges Braque, il quale, dopo un inizio fauve, abbandona completamente il gruppo espressionista francese dopo l’incontro col maestro spagnolo. Tra il 1907 e il 1908 lo stesso Braque realizza una serie di paesaggi, che verranno poi esposti a Parigi, in cui tutti gli elementi vengono ricondotti a forme geometriche elementari.

Dalla collaborazione tra i due artisti, a partire dal 1908, prende il via la stagione del Cubismo analitico, in cui sul piano pittorico si realizza la sintesi volumetrica tra spazio e oggetto. Nell’istante rappresentato si raffigurano i molteplici punti vista dell’oggetto e delle sue infinite relazioni con gli altri oggetti e lo spazio, al fine di coglierne la realtà concreta. La verità dell’oggetto è dunque rappresentata sulla tela nella sua totalità, attraverso visioni simultanee e prospettive multiple. E’ la sintesi definitiva tra spazio e forma.

E’ questo un nuovo modo di approcciare la realtà in maniera del tutto razionale, quasi scientifica, dove non c’è spazio per la dimensione interiore e spirituale, ma solo per la realtà concreta.

Il Cubismo analitico abbandona in via definitiva la prospettiva rinascimentale, sulla scia delle ricerche di Cézanne sulla scomposizione geometrica e cromatica della scena attraverso le forme primarie di cono, cilindro e sfera e l’utilizzo del colore puro. Ma un ruolo fondamentale è da attribuire anche all’opera di Seurat, capofila del Pointillisme francese, e alle sue ricerche sui contrasti di tono, tinta e linea.

L’obiettivo del movimento viene perseguito attraverso la scomposizione della superficie pittorica in sottili elementi geometrici, dai toni di luce più o meno intensi, simili ai tasselli di un mosaico, ognuno dei quali raffigura un punto di vista diverso dell’oggetto. I volumi vengono sezionati e frazionati in maniera via via sempre più elaborata e complessa, anche con l’intersezione di più piani, fino a formare una trama pittorica continua dove la profondità viene annullata. Dall’insieme di questi tasselli, proprio come in un mosaico, lo spettatore ottiene una visione d’insieme spaziale completa della realtà oggettiva nell’istante scelto. Sarà il Futurismo successivamente a muovere dalla visione d’insieme spaziale a quella temporale.

Sia Picasso che Braque affrontano nelle opere le stesse tematiche, dal paesaggio al ritratto, passando per le nature morte. Sebbene i risultati finali possano a prima vista sembrare molto simili, soprattutto nel disordine apparente e nella difficoltà di visione d’insieme dell’opera, i due artisti si differenziano per l’approccio: mentre per Picasso primario è il problema della resa della forma, nella sua totalità e concretezza attraverso il segno, la pittura di Braque è tonale e atmosferica, concentrandosi su una sorta di colore locale che deriva dalle interferenze che i vari colori della realtà creano tra loro.

Fonti:
L. Parmesani, L’arte del XX secolo e oltre. Movimenti, teorie, scuole e tendenze. Skira Editore, Milano, 2012, pp. 20-22.
https://it.wikipedia.org/wiki/Cubismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Cubismo_analitico