Selezione di articoli dalla rivista Art e Dossier del mese di aprile ’21.

F. G. Giannini, La bella dagli occhi color smeraldo. Il Ritratto di signora di Gustav Klimt. In Art e Dossier, numero 386, aprile 2021. Giunti Editore, p. 7.

A. Accatino, Il Matisse venuto dalla Cina. Sanyu. In Art e Dossier, numero 386, aprile 2021. Giunti Editore, pp. 38-41.

P. Bolpagni, A suon di forme e di colori. Arti visive e musica a Rovigo. In Art e Dossier, numero 386, aprile 2021. Giunti Editore, pp. 42-49.

D. Liberanome, Pop Art a buon mercato. Peter Blake. In Art e Dossier, numero 386, aprile 2021. Giunti Editore, pp. 82-83.

L’Orfismo è un movimento che si sviluppa in Francia tra il 1910 e il 1912 con l’obiettivo di rinnovare le istanze del Cubismo, attraverso la scomposizione dinamica del colore e della luce e la ricerca di una corrispondenza armonica tra musica e pittura, preludendo le soluzioni astratte successive.

Il termine, coniato da Apollinaire in occasione di una mostra alla Galleria Der Sturm di Berlino nel 1912, rimanda al personaggio mitologico di Orfeo, artista per eccellenza incarnante i valori eterni dell’arte e il loro potere misterioso ed evocativo. Il Cubismo orfico vuole essere proprio un ritorno ad una forma di arte pura, eterna assoluta, in grado di coniugare piacere estetico e contenuto sublime e lirico con il rigore dell’indagine scientifica.

I principali esponenti sono Robert e Sonia Delaunay, František Kupka, Fernand Léger e Francis Picabia.

Robert Delaunay realizza composizioni di luce e colore puro, approfondendo le ricerche sul movimento e sui colori partendo dalla legge dei contrasti simultanei di Chevreul, che analizza l’influenza reciproca di due colori giustapposti. Accostando colori complementari e alternando colori chiari e scuri, genera effetti di profondità e dinamismo cromatico, con gli oggetti che diventano sinuosi come la torre rossa (la Tour Eiffel soggetto di tanti lavori) o tessuti di luce e colore come nelle Finestre aperte simultaneamente (1912). L’effetto dinamico è dunque raggiunto solo tramite modulazioni di luce e colore, che conferiscono all’opera un tono lirico.

La moglie Sonia Terk Delaunay condivide con il marito gli studi sul colore e la rifrazione della luce, realizzando vestiti astratti: stoffe a contrasti simultanei assemblate in tagli geometrici utilizzando colori puri e luminosi che creano effetti di vibrazione e ritmi astratti, riscuotendo in periodo post-bellico un notevole successo.

Analogamente Kupka elabora un proprio linguaggio astratto, basato sulla ricostruzione cromatica delle impressioni dell’artista.

Importante è stata l’influenza sull’avanguardia tedesca del Blaue Reiter (Kandinskij, Marc) grazie soprattutto alla traduzione di Paul Klee del saggio di Delaunay Sulla luce per la rivista Der Sturm (1913).

Fonti:
Il Novecento. Avanguardie. Collana “I Secoli dell’Arte”. Mondadori Electa, Milano, 2005, p. 48.