Selezione di articoli dalla rivista Art e Dossier n°387, maggio 2021.

V. Caldelli, Un esercito di fantasmi. Le artiste donne e l’astrattismo a Parigi. In Art e Dossier, numero 387, maggio 2021. Giunti Editore, pp. 44-49.

G. Ferri, Una vita ad alta quota. Margareth Bourke-White a Milano. In Art e Dossier, numero 387, maggio 2021. Giunti Editore, pp. 50-55.

G. Fossi, Fra nuvole di madreperla. La “pazzia” di Munch. In Art e Dossier, numero 387, maggio 2021. Giunti Editore, pp. 56-59.

G. Perin, Da modella a pittrice. Suzanne Valadon. In Art e Dossier, numero 387, maggio 2021. Giunti Editore, pp. 60-65.

D. Liberanome, Modesto consenso attorno a Suzanne. In Art e Dossier, numero 387, maggio 2021. Giunti Editore, pp. 84-85.

Nel primo decennio del XX secolo si manifesta in Europa una crisi profonda di tutti gli ideali culturali, politici e sociali ottocenteschi. E’ in questo ambito che nasce il primo grande movimento artistico del Novecento: l’Espressionismo. Più che un movimento, l’Espressionismo è un clima culturale che coinvolge e trasforma tutte le arti: pittura, scultura, musica, fotografia, letteratura, cinema e teatro sono investite dall’esigenza di andare oltre la realtà superficiale delle cose per metterne in luce il lato più emotivo e nascosto, esaltandolo fino talvolta all’esasperazione. In pittura questa ricerca porta al rifiuto dell’Impressionismo e di una visione della realtà puramente retinica a favore di una rappresentazione della realtà nella sua drammaticità, dettata dalla crisi di tutti gli ideali sociali e nazionali, in particolare tedeschi.

E’ proprio in Germania infatti che nasce nel 1905 a Dresda il gruppo Die Brücke (Il Ponte), i cui componenti (Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff e Fritz Bleyl a cui si aggiungono successivamente Max Pechstein ed Emil Nolde) criticano e stravolgono le certezze e i valori portanti della società borghese della seconda metà dell’Ottocento, con lo scopo di promuovere un rinnovamento dell’arte e insieme della società attraverso la pratica estetica. Facendo propria una violenza di segno e di colore mai vista prima, mediante l’uso di cromatismi innaturali, linee dure e spezzate a contorno delle forme, deformazione dei corpi e rifiuto della prospettiva, del volume e della profondità, a favore di scorci e tagli quasi fotografici, gli espressionisti si fanno carico di rappresentare senza intermediari tutta la sofferenza della condizione umana, travolta dai nuovi meccanismi produttivi della modernità, esaltando al contempo la spontaneità dell’ispirazione, in una visione drammatica e pessimistica del mondo e della società contemporanea. Ridare all’arte la capacità di comunicare, attraverso l’agire dell’artista-militante che nell’opera esprime il dramma soggettivo della vita, è l’obiettivo del movimento.

Le fonti ispiratrici della nuova estetica espressionista vanno ricercate nelle arti primitive, di cui si apprezzano durezza e incisività delle forme, nella pittura di Edvard Munch, quasi un precursore del movimento, e nella tradizione xilografica tedesca. Proprio la xilografia, antica tecnica di incisione su legno, permette all’artista di mostrare quanto la creazione dell’opera sia lavoro e fatica. La tecnica non è più solo abilità manuale, ma forza fisica e fatica nell’imprimere sulla tela le forme.

Fonti:
L. Parmesani, L’arte del XX secolo e oltre. Movimenti, teorie, scuole e tendenze. Skira Editore, Milano, 2012, pp. 16-17.
https://it.wikipedia.org/wiki/Espressionismo