Il Futurismo raggiunge importanti risultati anche in campi diversi dalle arti figurative, sperimentando tecniche e linguaggi innovativi in cui fondamentale è l’elemento dinamico, carattere distintivo della realtà contemporanea dominata dalle macchine e dal mito della velocità.

In architettura Sant’Elia propone un rinnovamento totale dell’idea di città, dove il tema delle grandi infrastrutture e dei trasporti diventa centrale. La città futura è vista come un grande organismo dinamico, in continuo movimento, un cantiere permanente dove ogni elemento — dagli edifici residenziali alle fabbriche, passando per strade sopraelevate, passerelle, tapis roulant, ponti, stazioni ferroviarie e centrali elettriche — è collegato all’altro sia spazialmente che funzionalmente a formare un tessuto urbano ininterrotto. E’ un’architettura spinta verso l’alto, che in maniera visionaria anticipa i moderni sviluppi delle metropoli contemporanee.

In campo musicale Luigi Russolo, pittore, scrittore e musicista, teorizza come ai suoni si debbano sostituire i rumori. Allo scopo inventa uno strumento, l’Intonarumori, in grado di generare suoni acustici controllandone dinamica e volume. La teoria del rumorismo trova definizione nel saggio L’Arte dei rumori (1916), uno dei testi più importanti dell’estetica musicale del Novecento.

In letteratura Filippo Tommaso Marinetti pubblica nel 1912 il Manifesto tecnico della letteratura futurista, nel quale teorizza il Paroliberismo, uno stile in cui le parole del testo non hanno alcun legame sintattico-grammaticale, non sono organizzate in periodi e viene abolita la punteggiatura, così come gli accenti e gli apostrofi. Il testo stesso assume una struttura grafica dove segno e forma coincidono col significato. Il poemetto Zang Tumb Tumb (1914) di Marinetti ne è l’esempio più famoso: attraverso l’uso di caratteri tipografici di varie dimensioni, del grassetto e del corsivo, si crea un effetto visivo che porta il lettore al centro della battaglia di Adrianopoli (1912), insieme all’uso di termini onomatopeici per riprodurre i suoni della guerra.

«Ora supponete che un amico vostro dotato di questa facoltà lirica si trovi in una zona di vita intensa (rivoluzione, guerra, naufragio, terremoto ecc.) e venga, immediatamente dopo, a narrarvi le impressioni avute. Sapete che cosa farà istintivamente questo vostro amico lirico e commosso?… Egli comincerà col distruggere brutalmente la sintassi nel parlare. Non perderà tempo a costruire i periodi. S’infischierà della punteggiatura e dell’aggettivazione. Disprezzerà cesellature e sfumature di linguaggio, e in fretta vi getterà affannosamente nei nervi le sue sensazioni visive, auditive, olfattive, secondo la loro corrente incalzante. L’irruenza del vapore-emozione farà saltare il tubo del periodo, le valvole della punteggiatura e i bulloni regolari dell’aggettivazione. Manate di parole essenziali senza alcun ordine convenzionale. Unica preoccupazione del narratore rendere tutte le vibrazioni del suo io». [Filippo Tommaso Marinetti, Parole in libertà, in Distruzione della sintassi/Immaginazione senza fili/Parole in libertà, 1913]

Fonti:
L. Parmesani, L’arte del XX secolo e oltre. Movimenti, teorie, scuole e tendenze. Skira Editore, Milano, 2012, pp. 25.
https://it.wikipedia.org/wiki/Futurismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Parole_in_libert%C3%A0_(futurismo)
https://it.wikipedia.org/wiki/Zang_Tumb_Tumb

L’elemento dinamico è presente ovunque nelle opere futuriste, sia che riguardino le arti visive o altre forme d’arte quali la letteratura, il cinema, la danza o l’architettura. Nel Manifesto la rottura col passato e l’adesione alla modernità è netta, i toni utilizzati perentori e radicali, senza alcuna sfumatura.

La sintesi dinamica del rapporto tra corpo in movimento e spazio diventa oggetto dell’analisi futurista. Il dinamismo viene infatti studiato sotto due punti di vista: quello dell’oggetto che si muove e quello dello spazio entro cui tale movimento avviene. Corpo e spazio costituiscono una struttura unica dove i due elementi si spostano in direzioni opposte, dando origine al movimento. Nella celebre Forme uniche della continuità nello spazio (1913), Boccioni deforma il corpo umano in movimento mantenendone ferma la struttura ossea, come conseguenza dell’attrito tra massa corporea e spazio, in moto lungo versi opposti. Quella che Boccioni realizza è una figura aerodinamica, che ritroviamo centrale anche nell’opera di Carrà e Balla, i quali utilizzano il colore per rendere l’idea del movimento, accanto a linee spezzate e spigolose.

Ciò che i futuristi fanno, in sostanza, è mettere in moto la statica macchina teorica cubista.

Nel febbraio del 1910 Boccioni, Carrà, Balla, Russolo e Severini firmano il Manifesto dei pittori futuristi, cui seguirà nell’aprile dello stesso anno il Manifesto tecnico della pittura futurista. In entrambi, sulla scia del Manifesto di Marinetti dell’anno prima, si rimarca la fiducia incondizionata nel progresso e il rifiuto delle vecchie ideologie, e dal punto di vista tecnico, l’abolizione della prospettiva tradizionale e l’analisi del soggetto sotto molteplici punti di vista (analogamente a quanto portato avanti dalle ricerche cubiste) per evidenziare in che modo il soggetto interagisce dinamicamente con lo spazio circostante.

Di seguito gli otto punti programmatici del Manifesto dei pittori futuristi:

1) Distruggere il culto del passato, l’ossessione dell’antico, il pedantismo e il formalismo accademico.

2) Disprezzare profondamente ogni forma d’imitazione.

3) Esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima.

4) Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile faccia di pazzia con cui si sferzano e s’imbavagliano gl’innovatori.

5) Considerare i critici d’arte come inutili e dannosi.

6) Ribellarci contro la tirannia delle parole: armonia e di buon gusto, espressioni troppo elastiche, con le quali si potranno facilmente demolire l’opera di Rembrandt, quella di Goya e quella di Rodin.

7) Spazzar via dal campo ideale dell’arte tutti i motivi, tutti i soggetti già sfruttati.

8) Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa. Siano sepolti i morti nelle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!

[Umberto Boccioni, Carlo Dalmazzo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini, Manifesto dei pittori futuristi, Milano, 11 febbraio 1910]

Fonti:
L. Parmesani, L’arte del XX secolo e oltre. Movimenti, teorie, scuole e tendenze. Skira Editore, Milano, 2012, pp. 23-25.
https://it.wikipedia.org/wiki/Futurismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_dei_pittori_futuristi