L’elemento dinamico è presente ovunque nelle opere futuriste, sia che riguardino le arti visive o altre forme d’arte quali la letteratura, il cinema, la danza o l’architettura. Nel Manifesto la rottura col passato e l’adesione alla modernità è netta, i toni utilizzati perentori e radicali, senza alcuna sfumatura.

La sintesi dinamica del rapporto tra corpo in movimento e spazio diventa oggetto dell’analisi futurista. Il dinamismo viene infatti studiato sotto due punti di vista: quello dell’oggetto che si muove e quello dello spazio entro cui tale movimento avviene. Corpo e spazio costituiscono una struttura unica dove i due elementi si spostano in direzioni opposte, dando origine al movimento. Nella celebre Forme uniche della continuità nello spazio (1913), Boccioni deforma il corpo umano in movimento mantenendone ferma la struttura ossea, come conseguenza dell’attrito tra massa corporea e spazio, in moto lungo versi opposti. Quella che Boccioni realizza è una figura aerodinamica, che ritroviamo centrale anche nell’opera di Carrà e Balla, i quali utilizzano il colore per rendere l’idea del movimento, accanto a linee spezzate e spigolose.

Ciò che i futuristi fanno, in sostanza, è mettere in moto la statica macchina teorica cubista.

Nel febbraio del 1910 Boccioni, Carrà, Balla, Russolo e Severini firmano il Manifesto dei pittori futuristi, cui seguirà nell’aprile dello stesso anno il Manifesto tecnico della pittura futurista. In entrambi, sulla scia del Manifesto di Marinetti dell’anno prima, si rimarca la fiducia incondizionata nel progresso e il rifiuto delle vecchie ideologie, e dal punto di vista tecnico, l’abolizione della prospettiva tradizionale e l’analisi del soggetto sotto molteplici punti di vista (analogamente a quanto portato avanti dalle ricerche cubiste) per evidenziare in che modo il soggetto interagisce dinamicamente con lo spazio circostante.

Di seguito gli otto punti programmatici del Manifesto dei pittori futuristi:

1) Distruggere il culto del passato, l’ossessione dell’antico, il pedantismo e il formalismo accademico.

2) Disprezzare profondamente ogni forma d’imitazione.

3) Esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima.

4) Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile faccia di pazzia con cui si sferzano e s’imbavagliano gl’innovatori.

5) Considerare i critici d’arte come inutili e dannosi.

6) Ribellarci contro la tirannia delle parole: armonia e di buon gusto, espressioni troppo elastiche, con le quali si potranno facilmente demolire l’opera di Rembrandt, quella di Goya e quella di Rodin.

7) Spazzar via dal campo ideale dell’arte tutti i motivi, tutti i soggetti già sfruttati.

8) Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa. Siano sepolti i morti nelle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!

[Umberto Boccioni, Carlo Dalmazzo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini, Manifesto dei pittori futuristi, Milano, 11 febbraio 1910]

Fonti:
L. Parmesani, L’arte del XX secolo e oltre. Movimenti, teorie, scuole e tendenze. Skira Editore, Milano, 2012, pp. 23-25.
https://it.wikipedia.org/wiki/Futurismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_dei_pittori_futuristi